Sabato 12 Febbraio 2011
Discipline Sportive Ciclismo
Alleycat, tricks, skid: viaggio nel mondo della bici fissa
Scritto da Simone Frigato
Negli anni ’80 sulla sponda statunitense diventa il mezzo più utilizzato dagli urban bike messengers per sbrigare nelle città le consegne dei pacchi di casa in casa. Oggi, in Italia, nelle giungle urbane è possibile individuarla tra le tante biciclette accatastate, per le sue caratteristiche spartane, vintage, senza freni, prive di moderni accessori, personalizzate, con l’immancabile lucchetto a prova di ladro.
Dal Nord America all’Europa. Fabio, quanta strada che ha percorso questa “fissa”…
“Si, effettivamente negli ultimi tre o quattro anni, in diverse città d’Italia ha preso consistenza questa “moda” della bici fissa urbana che già decenni fa ha invaso realtà come San Francisco e New York. Prima di sbarcare in Italia, questo fenomeno si è sviluppato e affermato in Giappone dove tutt’oggi si disputa una specialità su pista chiamata Keirin, vere e proprie gare a scommesse nelle quali nove pistard si sfidano in sella ad altrettante fisse rigorosamente stile anni ‘70/’80, su telai classici in acciaio. La bici fissa o a scatto fisso in realtà è una bici che trova nel velodromo il suo habitat naturale. Pignone fisso, leggerezza e rigidità del telaio sono le caratteristiche essenziali per sfruttare pienamente la potenza espressa dal pistard”
Come nasce una bici a scatto fisso?
“Serve un telaio, una forcella, due ruote, due pedali, un manubrio e una sella. L’essenziale. Geometria molto compatta, priva di freni. Il pignone è fissato direttamente al mozzo, per questo motivo viene definito “scatto fisso”. Contrariamente a quanto accade con la ruota libera delle bici tradizionali, la pedalata è solidale con il movimento della ruota posteriore. Non è possibile quindi pedalare a vuoto all’indietro.
Queste caratteristiche ne fanno un mezzo semplice, leggero, economico, scattante, ed essendo privo di cambio e freni non richiede una particolare manutenzione. Bisogna solo stare attenti agli imprevisti sulla strada”
Già! E se sbucasse improvvisamente dall’angolo un pedone?
“Ciò che rende affascinanti e divertenti queste bici per strada è proprio la frenata. Per ridurre la velocità è sufficiente forzare la pedalata all’indietro mentre la bici è in avanzamento. Attenzione perché nel caso il mezzo non disponga di un freno anteriore, lo spazio di frenata sarà più lungo rischiando quindi l’impatto con l’ostacolo che troviamo davanti. Altrimenti dobbiamo essere bravi a skiddare!”
Skiddare?
“Skiddare è un termine italianizzato che deriva dall’inglese “skid”, scivolare. Questo è un secondo modo per frenare la bici in uno spazio molto più ridotto, bloccando completamente la ruota posteriore facendo strisciare o scivolare il copertoncino sull’asfalto, utilizzandolo proprio come un freno in virtù del forte attrito provocato dal contatto col suolo. Per questa tecnica di frenata occorre una buona dimestichezza con il mezzo, sono infatti diversi i movimenti da attuare nello stesso istante: scaricare il peso dalla ruota posteriore alzandosi più o meno dalla sella e spostando più o meno il corpo in avanti e, nello stesso tempo, sfruttando le gabbiette fermapiedi (assolutamente necessarie per questa operazione) tirare con forza uno dei pedali verso l’alto e spingere l’altro verso il basso, completando una vera e propria “derapata”. Sulla base di quanto ci si eleva dalla sella, di quanta forza si scarica sui pedali e quale traiettoria si sceglie di dare alla bici, varierà conseguentemente lo spazio di frenata”
Apparentemente sembra pericoloso circolare in città con una bici priva di freni, tra tutte le insidie urbane, ma quali vantaggi offre l’utilizzo di una “fissa”?
“Una bici a scatto fisso permette di essere più scattanti e nel traffico di una città agevola gli spostamenti per strada. Tale meccanismo consente di pedalare ad una velocità più sostenuta e a fermarsi il meno possibile. Quando si acquisisce una buona padronanza sulla bici si ha la sensazione di essere in simbiosi con il mezzo, quasi incollati alla strada, con le gambe principalmente impegnate ad accelerare e frenare e le braccia ben salde sul manubrio”
Com’è nato e come si sta sviluppando la “fixed-mania” a Ferrara?
“Nel 2008 sono stato, assieme ad un paio di amici, uno dei primi a Ferrara a pedalare con una fissa in strada. Oggi saremo circa una ventina di “fissati”. Dico circa perché fino a poco tempo fa ci si conosceva tutti, spesso chi voleva assemblare una fissa si rivolgeva a me. Ora abbiamo perso un po’ il conto, questo fenomeno infatti ha subìto un rapido sviluppo grazie a internet e ai negozi online che hanno iniziato a vendere di tutto e a prezzi relativamente bassi. Così è più facile farsi spedire il materiale direttamente a casa, evitando quella piacevole e intrigante ricerca di componenti dimenticati da anni nelle cantine e nei garage. Per questo ogni tanto vediamo spuntare “dal nulla” un nuovo fissato che non conosciamo”
Nonostante lo schiacciante mercato online, rimane sempre il succo di questa “moda” andare alla ricerca di pezzi e materiali per strada…
“Col tempo si sta sviluppando sull’onda di questo fenomeno urbano un mercato specifico di bici e accessori ad hoc. Personalmente è stato appassionante andare a scovare vecchi telai da pista anni ’80 con relativa componentistica, sistemare, adattare, verniciare, assemblare e crearsi la propria fissa, secondo i gusti personali di ognuno. A distanza di circa tre anni, almeno a Ferrara, non è cambiato molto ma è vero che oggi si trovano molto più facilmente telai e componentistica nuovi e di tutti i tipi e materiali”
Anche i negozi di cicli e accessori oggi si sono attrezzati con bici fisse, in vendita a diversi prezzi e modelli. Si può parlare di una nuova “mania” scoppiata tra i giovani?
“E’ un periodo favorevole. Come lo è stato in passato per lo skateboard, per i rollerblade e altri sport di strada, anche la bici fissa sta vivendo un momento positivo di diffusione veloce tra i giovani. Si stanno differenziando i modi di andare in fissa e le varie tipologie di fisse. C’è chi utilizza la fissa in città, c’è invece chi si ritrova in spiazzi e parcheggi a fare “tricks”. Il mercato recente è indirizzato soprattutto alla produzione di telai, componenti e anche bici complete più robuste, specifiche per i tricks e per saltare su e giù da scalini, marciapiedi, tavoli e panchine. Quindi gomme più grosse, telai rinforzati, manubri più larghi, un po’ delle “grosse BMX” insomma, mantenendo però lo scatto fisso e l’assenza di freni. Le “giovani leve” dello scatto fisso urbano sono più orientate a questo tipo di bici fissa ma… ”per fortuna” non a Ferrara, almeno per il momento…”
Hai parlato di tricks… spiegaci in cosa consistono!
“I tricks sono trucchi, manovre, è un termine derivato dallo skate. Con la fissa ci si può sbizzarrire, divertendosi a compiere varie evoluzioni, come scavalcare con una gamba il manubrio “skiddando” nello stesso tempo. Ma anche il “bar spin” che consiste nel far girare il manubrio e quindi la ruota anteriore ripetutamente tenendo la bici impennata! “
Esiste a Ferrara un movimento che unisce tutti i “fissati”?
“certo, questo gruppo esiste dall’anno scorso, si è sviluppato in concomitanza con la prima alleycat ferrarese prendendo il nome di “ARIETI Ferrara”, in quanto le corna che possiede l’ariete ricordano la piega del manubrio da pista”
Alleycat?
“Un’alleycat, dall’inglese “gatto di vicolo”, è una gara di gatti randagi impazziti, appunto, che viene organizzata senza alcun tipo di permesso. Il ritrovo viene comunicato generalmente sfruttando blog o forum specifici su internet e primo fra tutti, fixedforum.it, il portale di riferimento in Italia ottimo per eventi, discussioni sul mondo della fissa e mercatino per la compravendita di nuovo e usato. Sono gare nate sempre in America, organizzate inizialmente dai vari bike messenger, simulando quindi una loro giornata lavorativa tipo, con un percorso e una dinamica svelati solo al momento della partenza. Nel loro caso, lungo il percorso dovevano completare una serie di check points per portare a termine correttamente la prova. In Italia e nel resto del mondo le alleycat ora sono organizzate da tutti i gruppi di fissati delle diverse città e solitamente hanno un tema, ad esempio in occasione della prova ferrarese lo sfondo dato da noi organizzatori è stato quello culinario”
Interessante…
“Siamo partiti nel 2010 con la prima alleycat a Ferrara, il 19 giugno, denominata “La Sagra del Pignone Ferrarese”. Durante il percorso, i partecipanti (ben 106!) dovevano assaggiare più specialità prima di ripartire dal relativo check point. Tutti i check points sono generalmente scritti su uno o più “manifest” consegnati al momento della partenza o durante il percorso. Il manifest è un foglio con elencati i punti da raggiungere e deve essere portato all’arrivo firmato e completato come prova del percorso effettuato. La prima esperienza ha riscosso, oltre ad un’ottima partecipazione di “fissati” provenienti da tutta Italia, brillanti consensi ed è già in cantiere l’organizzazione della seconda edizione”
C’è un punto di ritrovo prestabilito a Ferrara per i “fissati” dove solitamente si esibiscono in tricks spettacolari?
“Ci si trova generalmente nell’anello di Piazza Ariostea, per tutti i giovani ferraresi “Piazza Rio”. Però non abbiamo giornate e orari predeterminati, quando si ha tempo e voglia, con i cellulari si organizza all’istante una pedalata serale di gruppo”
Peccato che il Motovelodromo di Ferrara sia pressochè un vulcano inattivo…
“La messa a norma dell’impianto sarebbe un trionfo per l’intero nostro movimento. Di strutture simili oggi se ne trovano sempre meno. Sfruttando questa nuova ondata di bici fisse esplosa tra i giovani in città, il permesso a poter utilizzare l’impianto per allenarsi sarebbe proprio la soluzione per rilanciare la disciplina della pista”
Per chiudere e ringraziarti della chiacchierata, un’ultima domanda Fabio… ma come si diventa un “fissato”?
“E’ sufficiente una bici a scatto fisso e tanta voglia di divertirsi…ma anche un po’ di sana incoscienza! A parte gli scherzi, come in tutti gli sport una componente di rischio c’è sempre. Io indosso quotidianamente guantini e casco, utilizzo la fissa per recarmi a lavoro e cerco di rispettare pienamente la segnaletica stradale. L’indispensabile quindi è una bici fissa che non deve necessariamente essere una bici da pista. Spesso infatti, soprattutto vista la difficoltà nel trovare un telaio da pista, molti convertono inizialmente una vecchia bici da corsa in bici fissa, spogliandola di tutto quello che non serve e cioè leve freni, cavi, cambio e montando una ruota posteriore con il pignone fisso”
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