Sabato 16 Febbraio 2008
Rubriche I protagonisti dello Sport
Varenne, il Campione che nasce solo una volta
Scritto da Paolo Cianferoni
Raccogliendo l’invito di “SPORT CITTA’ FERRARA” proverò a raccontare la “favola” di un vostro illustre concittadino a quattro zampe che il mondo intero ci ha invidiato: Varenne.
Varenne nasce a Copparo nell’ Allevamento di Zenzalino di Alessandro Viani il 19 maggio 1995 dallo stallone americano Waikiki Beach e la vincitrice “classica” Ialmaz. Per i neofiti che mi leggono dirò che la specialità di Varenne è il trotto che prevede il driver sul calessino che gli addetti ai lavori chiamano sulky. I primi anni di vita del piccolo Varenne sono stati tutti in salita e questo, io credo, ha contribuito a formarne il carattere vincente per la sua straordinaria carriera.
Approfittando dell’amico Michele Ferrante della “Gazzetta dello Sport” citerò la nascita di Varenne pubblicata nel libro “Varenne – La grande favola del cavallo eletto” scritto nel 2002.“Quasi tutte le fattrici hanno partorito, Ialmaz è una delle ritardatarie. Da alcuni giorni è stata trasferita in un box con telecamera per meglio controllare le fasi di avvicinamento al parto. La sfortuna vuole che nella piovosa notte del 19 maggio Ialmaz decide che è l’ora di mettere al mondo il piccolo Varenne quando il veterinario ha un altro impegno a Rimini e non è presente. Ialmaz è sdraiata sul letto di paglia, si agita. Qualcosa non va nel suo ventre mentre la creatura ha deciso di scendere sulla terra. Nel box c’è solo Alessandro Rondini, detto Mango. Conosce i cavalli, ne ha visti nascere a centinaia e sarebbe in grado di portare a termine l’operazione in un contesto di normalità. Invece, dall’utero ormai dilatato, spunta una sola zampa del quasi neonato e non due, come la prassi vuole. Il piccolo rischia di non uscire in tempo, deve raccogliere ossigeno prezioso per i polmoni che iniziano a bruciare. Sta rischiando la vita, Mango è quasi stravolto dal panico, conserva un pizzico di lucidità, si attacca al telefono e chiama Rimini. Ora il veterinario detta le istruzioni, Mango infila nuovamente la zampina nell’utero. Altro tentativo di estrazione, finalmente ecco due piedi ed il muso ansimante del quinto maschio di Ialmaz.”
La leggenda racconta che i tuoni e fulmini di quella notte del 19 maggio altro non erano che fuochi d’artificio che annunciavano la nascita del più grande trottatore della storia, per noi “varennisti” non è solo leggenda. Il piccolo Varenne, dopo le vicissitudini natali, comincia a formare il suo fisico nei prati di Zenzalino alternando il latte materno a biada ed erba fresca. Le allegre sgroppate con tanti piccoli amici fortificano le sue zampe. I giuochi terminano a sei mesi quando, per accordi precedenti fra Jean Pierre Dubois ed Alessandro Viani, Varenne viene spedito in un grande centro di allenamento francese con 5 puledri. La sfortuna non lo abbandona neanche in Francia. Dopo qualche mese, un infortunio sotto forma di una microfrattura ad una zampa lo costringe alla quasi immobilità in un box per sei mesi. Non è certo gratificante per il piccolo Varenne vedere i compagni scorazzare felici per i prati mentre lui è costretto ad una forzata immobilità. Queste esperienze negative avranno l’effetto di fortificare il carattere del cavallo che avrebbe espresso durante la carriere in maniera clamorosa in più di una occasione.
Varenne rientra in Italia a due anni, viene trasferito nella tenuta di Bolgheri (quella dei cipressi del Carducci) e comincia il training specifico che dovrà portarlo in pista. Negli allenamenti Varenne fa intravedere un “motore” fuori del comune. Tante persone si interessano a questo puledro molto promettente. Dopo la prova di qualifica alle corse (Firenze, 8-3-‘98) Varenne fa il suo esordio a Bologna il 4 aprile 1998. La dimostrazione di cavallo superiore viene vanificata sull’ultima curva sbottando di galoppo con conseguente squalifica. Peccati di gioventù che non scoraggiano i tanti compratori. Dopo una specie di asta dai contorni “comici” Varenne viene acquistato per 180 milioni di lire da l’unica persona che crede fortemente nel cavallo, il napoletano Enzo Giordano. La seconda corsa (Roma, 30-4-’98) è un monologo di Varenne che vince per dispersione. La leggenda del “Cavallo Eletto” è dunque iniziata. Alla 4° corsa vince il suo primo Gran Premio (Aversa, 23-5-’98), i media cominciano a tener d’occhio questo campione in erba. La consacrazione come miglior puledro italiano giunge alla sua 10° corsa vincendo il Derby Italiano del Trotto (Roma, 11-10-’98), battendo quel Viking Kronos considerato imbattibile tra i puledri di 3 anni. Vince 18 corse di fila fra i 3 ed i 4 anni con la prima uscita all’estero (Monaco, 3-10-’99). Varenne è pronto per le grandi sfide ed al primo confronto con i cavalli anziani “distrugge” la Regina del trotto mondiale Moni Maker vincendo il “Nazioni” a Milano con la folla in pista impazzita per questo cavallo. Due giornalisti italiani dello Sportsman, nel loro articolo a commento della corsa, lo decorano sul campo nominando Varenne il “Capitano dell’Ippica Italiana”.Varenne prende i 5 anni ed accetta la sfida che mette i brividi. Si presenta a Parigi per la corsa di prestigio che ogni cavallo ed ogni proprietario vorrebbe affrontare almeno una volta nella vita. Giordano il proprietario, Turja l’allenatore, Giampaolo Minnucci il driver, battezzano “il Capitano” pronto per la sfida e si presentano nel tempio del trotto di Vincennes per tentare l’assalto al Prix d’Amerique, la corsa più importante al mondo. Gli sciovinisti francesi fanno di tutto per mettere il bastone fra le ruote di Varenne e Minnucci, danno valida una partenza che grida vendetta ancora oggi. Varenne, partito con almeno cinquanta metri di svantaggio, risale gradatamente la fila dei 17 cavalli che lo precedono, al termine della salita è in testa ma ha perso le migliori energie che in retta d’arrivo lo costringono a cedere a General du Pommeau e Galopin du Ravary. Nonostante la sconfitta Varenne, oltre ad essere il vincitore morale della corsa, dimostra di essere un cavallo eccezionale e maturo per vincere l’Amerique. La rivincita è rimandata di un solo anno.
Ventotto gennaio 2001. Minnucci, memore dello scherzetto dell’anno precedente, lancia Varenne in prima fila e prende la testa dopo 200 metri. Tutti i drivers francesi fanno a gara per impegnare il Capitano sperando di togliergli energia con continui attacchi. Minnucci controlla tutti gli avversari fino alla retta d’arrivo. Varenne mette il turbo e scava un solco incolmabile nei confronti dei francesi mentre sugli spalti 4000 italiani sventolano i tricolori. Minnucci taglia il traguardo con il frustino alzato e la solita pacca sul posteriore del Capitano per ringraziarlo della vittoria.
Dopo 47 anni un cavallo italiano torna a vincere il Prix d’Amerique, la corsa più prestigiosa del mondo. Quello che per qualsiasi altro cavallo sarebbe stato un punto d’arrivo, per Varenne è solo l’inizio di una carriera ineguagliabile per numeri e gesti tecnici.Il 2001 è l’anno della consacrazione del Capitano che vince in rapida successione il suo secondo Lotteria a Napoli, si presenta a Stoccolma per il prestigioso Elitlopp dove batte l’idolo locale Victory Tilly facendo impazzire anche gli sportivi svedesi, viene invitato a New York per le Breeders’ Crown dove mette in fila i più forti trottatori americani stabilendo anche il record del mondo in 1.09.01, infine chiude una prestigiosa annata andando a Montreal per vincere Le Trot Mondial Cup. Il 2002, ultimo anno di carriera, consegna Varenne alla leggenda. Il Capitano è un fiume in piena che travolge tutto e tutti, riscrive la storia del trotto con le sue imprese, ritocca 10 record su 14 corse disputate, riempie di gente gli ippodromi in tutto il mondo. Il 27 gennaio si presenta a Parigi per il bis dell’Amerique. Ottomila italiani di ogni sesso ed età invadono Parigi. Nel metrò che li porta a Vincennes sembra di essere nella metropolitana di Roma o Milano. Lo spettacolo coreografico all’ippodromo è stupendo e fa impallidire, per una volta, le trasferte calcistiche. Il copione in pista è quello dell’anno avanti, Varenne si porta a spasso 17 cavalli francesi e relativi drivers. Nel tempio parigino Varenne mostra un trotto elegante e potente, i suoi zoccoli suonano una musica celestiale per i quarantamila spettatori. Quando si distende in retta uomini, bandiere e cappellini italiani scattano all’unisono in un applauso infinito.Come è stato bello ascoltare l’inno di Mameli in terra di Francia!Il calendario chiama e Varenne risponde. Il 10 marzo Cagnes sur Mer attende Varenne per il Gran Prix de Vitasse con 4000 italiani al seguito che ripaga con il record delle piste europee e francesi (ancora imbattuto). Il 6 aprile punta su Goteborg per vincere in scioltezza il suo secondo Olympiatravet, che gli serve come messa a punto per il Lotteria. Ventottomila spettatori aspettano con trepidazione l’ennesimo match con Victory Tilly in terra amica. Dopo la formalità delle batterie, i rivali si avviano alla partenza. Breve incertezza di Varenne subito rimesso da Minnucci che cerca la testa. Victory Tilly non vuole cedere il comando e va incontro alla “danza della morte”, come scriverà Ferrante nel suo articolo sulla Gazzetta. Affiancati per un giro e mezzo di pista con Varenne all’esterno dello svedese, Minnucci a metà dell’ultima curva alza le briglie dando l’ok al Capitano che risponde alla grande. A parlare di quella retta di Agnano viene, a distanza di 5 anni, il groppo in gola. Oltre a battere il record del Lotteria, Varenne, quel giorno, ha consegnato alla storia la perla tecnicamente più fulgida della sua carriere.Il tempo di un breve rilassamento e partenza per Stoccolma per l’Elitelopp per la rivincita con Victory Tilly. La consueta massiccia presenza italiana assicura al Capitano il tifo adeguato. Dopo le batterie scontate arriva la finale che tradirà le attese non per colpa di Varenne ma dei suoi avversari. Memori delle “legnate” ricevute decidono che il Capitano è troppo forte. Lo scortano fino al traguardo facendo il match fra di loro per stabilire chi sia degno di arrivare secondo dietro “Sua Maestà”.
Il programma del Capitano dice che siamo a –5 dal
termine della carriera ed il team decide di rendere omaggio ai finlandesi della squadra, Jory Turja, Eesa Millimaki ma sopra a tutti Iina Rastas la lad che lo ha accudito con amore per quattro anni. La trasferta è intrigante perché si corre nell’ippodromo di Mikkeli, 235 chilometri a nord di Helsinki. Il team e 12 italiani decidono di seguire il Capitano per St. Michel Race nella terra di Babbo Natale. Al nostro arrivo assistiamo al ripiegamento di tende da campeggio di finlandesi che avevano passato la notte fuori dall’ippodromo per assistere alla corsa. Vedere 35 mila persone in un paese che conta 40 mila abitanti credo sia un evento difficile da dimenticare. Varenne vince ovviamente la corsa regalandola ai finlandesi, stabilisce il record mondiale in pista da km alla media di 1.09.03 tutt’ora imbattuto. Se il Lotteria è da considerare la corsa più bella, quella di Mikkeli consegna alla storia del trotto il testamento sportivo di Varenne. Malmoe, Stoccolma, Parigi con altrettante vittorie e record annessi avvicinano Varenne all’ultimo impegno della carriera. Il 28 settembre 2002 si presenta a Montreal non al meglio della forma per un risentimento all’anteriore sinistro. Nonostante non sia in forma perfetta arriva secondo in pista dietro Fan Idole ma giudici cavillosi decidono di squalificarlo per il salto di due paletti che non avevano aggiunto niente al suo secondo posto. Generoso fino in fondo chiude una carriera inimitabile come l’aveva iniziata, con una squalifica.
Dopo 73 corse disputate con 62 vittorie (51 Gran Premi di cui 29 di gruppo 1), 6 secondi posti, 2 terzi posti, 1 quinto posto e 2 squalifiche, con oltre 13 miliardi di lire vinte (altro record assoluto), Varenne si congeda dai tifosi italiani con una passerella memorabile il 1° novembre a Milano. Questa, amici lettori, è la “Leggenda del cavallo nato per correre”, una storia che avrebbe bisogno di tanto altro spazio per raccontarvi i mille piccoli episodi che l’anno caratterizzata. Il cavallo che ha portato le folle in giro per il mondo e che il mondo ci ha invidiato. Il cavallo che ha dato dignità agli italiani in terra straniera portandoci idealmente in sulky con Minnucci, sempre generoso e disponibile all’impegno in pista. Il cavallo che ha fatto imparare a tante persone l’Inno di Mameli dopo le sue strepitose vittorie.
Nei 1639 giorni di carriera vanta una percentuale di vittorie e piazzamenti che nessun atleta bipede può mettere in campo, avrebbe ovviamente vinto le Olimpiadi del trotto se si fossero disputate.
Ed ora, mi chiederete, dove vive Varenne? Dall’ottobre del 2002 Varenne vive nell’Allevamento “Il Grifone” di Vigone (Torino) dove fa lo stallone. Se saprà essere un campione come ha dimostrato in pista, e noi “varennisti” lo crediamo, potremo realizzare il sogno di tornare, un giorno, con un suo erede a Parigi, Stoccolma o New York dove vive la sua leggenda.
Sabato 19 maggio 2007, l’Associazione “La Figlia del Capitano”, che gestisce la primogenita di Varenne, Iina Grif, festeggerà, come accade ormai da cinque anni, il 12° compleanno del suo Campione. Alla festa, che si svolgerà nell’Allevamento “Il Grifone”, parteciperanno tantissimi varennisti che arriveranno da ogni parte d’Italia per stare in compagnia del loro Campione, per rubare una carezza o una foto da riporre nei ricordi e per rivivere, tra loro, le imprese del “Campione che nasce solo una volta”.
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