Mercoledì 20 Maggio 2009
Rubriche Un po' di storia...
Bologna nel movimento damistico nazionale nell'anno di fondazione della FID
Scritto da Floriano Roncarati
La Federazione Italiana Dama da quando è diventata Disciplina Sportiva Associata del CONI ha indubbiamente assunto un diverso peso e ruolo nell’ambito sportivo e sociale del nostro paese; per capire le dinamiche che stanno alla base di ogni realtà bisogna andare alla radice in maniera da poter effettuare una programmazione che non prescinda dalla storia. Fin da quando mi è stata affidata la responsabilità di Delegato FID per Bologna ho sentito l’esigenza di andare alla ricerca del passato damistico petroniano, per recuperare i “segni” che possono ancora esister e sotto le Due Torri.
- culturale: la dama per l’impegno mentale che richiede è a tutti gli effetti un’attività che promuove e diffonde la cultura
- ricreativa: la dama è un’attività ludica con la quale si trascorre piacevolmente il tempo ricreando lo spirito
- sociale: pur essendo un a disciplina individuale è anche un modo qualificato per incontrare gli altri. Acquista lo spirito di corpo e di gruppo nella dama a squadre.
- sportiva: nella dama vi è la competizione, la gara , la concentrazione che non può essere solo mentale.Come scrive il Presidente della FID Renzo Tondo nella presentazione della raccolta dei 50 anni di “Damasport” “consentirà di capire ch e, dalle sagre paesane o di partito degli anni ’50 alla conduzione delle DSA nel CONI e alla partecipazione a Pechino 2008 dei nostri atleti, la storia della Federazione è un continuum di cui andare orgogliosi. Senza rinnegare mai nulla ma anzi valorizzando le composite anime (popolare, ludica, formativa, ipertecnica ed agonistica, italiana e internazionale) di un movimento che, prendendo a prestito il motto della mia regione, è un autentico trionfo della “armonia delle diversità”. Con questo resoconto si vuole offrire un primo contributo all’analisi del movimento damistico cresciuto sotto le Due Torri.Lo scrittore Andrea Camilleri in una intervista comparsa su “La stampa” del 25 aprile 2009 ha affermato: “L’Italia è un paese di smemorati, non ha mia avuto una memoria. Non ha il senso del suo passato. L’autonomia della memoria, per un italiano, è sì e no un mese”. Ebbene per rispondere a queste “lacune” del nostro popolo verrebbe da dire c’è proprio bisogno di incentivare l’attività damistica il classico “sport della mente”; così come oggi per vendere i prodotti tipici si punta anche alla valorizzazione del territorio di origine, analoga azione si deve fare per la “dama”. Nella società attuale attraverso la televisione siamo all’esasperazione del “gesto sportivo”; credo ch e invece vada proposta una “visione damistica” che sa tenere insieme l’aspetto della competizione con quello della “coltivazione della mente”. Non la “dama per la dama”, ma la “dama per la persona”; dibattito forse difficile da affrontare nel “mare aperto” delle attività del tempo libero, ma è uno dei fattori portanti per chi opera nell’ambito scolastico.
Il cammino federale
Il cammino della Federazione Italiana Dama è iniziato ufficialmente nel lontano 1958 con la delibera n. 586 firmata dal Commissario nazionale Enal Dott. Vincenzo Firmi con la quale si ravvisava l’opportunità “di dare incremento all’attività damistica nazionale, mediante una più vasta diffusione del giuoco e una più organica impostazione di iniziative”. Conseguentemente veniva sciolta la “Delegazione Tecnica Nazionale per la Dama”, con sede a Verona, si procedeva alla costituzione della F.I.D. Federazione Italiana Dama, con sede provvisoria presso l’Ufficio provinciale Enal di Milano, veniva approvato lo Statuto della FID, sul testo redatto dalla Commissione di Studio convocata il 26 novembre 1958.
Gli “Scopi immediati della FID” indicati all’art. 3 erano:a) promuovere, facilitare e incrementare la costituzione di Società e Circoli amatori e cultori del gioco della Dama;b) coordinare l’attività dei Circoli costituiti ed operanti nel settore;c) stabilire norme che realizzino la perfetta unità tecnica e disciplinare degli Organi Federali;d) promuovere, organizzare e dirigere l’attività federale in tutte le sue manifestazioni: internazionali, nazionali, regionali, provinciali, locali, sociali;e) studiare ogni forma di azione atta a diffondere e a sviluppare la pratica del giuoco della Dama.All’art. 4 si stabiliva che gli organi della Fed erazione Italiana Dama erano:a) il Presidente;b) il Consiglio Nazionale;c) le Commissioni Tecniche Nazionali;d) il Comitato Nazionale Arbitri.
La nuova dirigenza federale
Con lo stesso provvedimento dell’Enal venivano designati come Presidente Beppino Rizzi di Vicenza ed in qualità di Consiglieri nazionali: Alberto Borghetti di Milano, Giuseppe Parise di Vicenza, Elser Tajè, nato a Crema, ma residente a Trontano, in provincia di Novara.
Note sul primo presidente federale Beppino Rizzi
Beppino Rizzi era nato a Vicenza il 1° giugno 1916 aveva fondato nella città del Palladio due Circoli Damistici, il “CD Vicentino” ed il “CD Pedavena”; avev a partecipato attivamente alla Commissione di studio per l’elaborazione del nuovo Statuto e curava la rubrica damistica di “Gazzetta del Tempo Libero”. Ricoperse l’incarico di Presidente nazionale della Federazione Dama dalla fondazione fino al 1978. Il Presidente della FID Beppino Rizzi nell’articolo di apertura del primo numero di “Damasport”, il nuovo periodico federale, nell’articolo dal significativo titolo “La dama sportiva” ricordava che l’attività damistica era stata trasferita da poco tempo dal settore “Arte e cultura” d ell’Enal nazionale al “X Settore Sport e Giuochi”. Scriveva che la nuova qualifica era più corrispondente all’essenza stessa del gioco della dama, in modo particolare “l’attività agonistica dà l’idea del combattimento sportivo; in conseguenza di ciò per il periodico federale veniva scelto il titolo di “Damasport”. Rizzi specificava ancora “Damasport” per far comprendere che ”il damismo è un gioco ben vitale, che avvince, sia che lo si giochi in gara individuale, sia in gare a squadre” e perché è “un antichissimo gioco le cui origini si perdono agli albori della nostra civiltà”.
I primi provvedimenti del Consiglio Nazionale FID
Nella prima riunione del Consiglio nazionale della Federazione Italiana Dama venivano varate: la CTNA - Commissione Tecnica Nazionale Agonistica, la CTNP - Commissione Tecnica Nazionale Problemistica, il CNA - Comitato Nazionale Arbitri. La “Commissione Tecnica Nazionale Agonistica” era presieduta dal M.° Alessandro Maccagni, di Milano, ma nato a Piacenza dove era stato Campione provinciale piacentino dal 1946 al 1956 e Regionale Emiliano nel 1953 e nel ‘56. Altri membri della CTNA: M° Angelo Pilla di Venezia, Piero Piccioli di Livorno, M° Valter Signori di Vicenza (rappresentante del Comitato Nazionale Arbitri). La “Commissione Tecnica Nazionale Problemistica” era guidata da Pino Di Pasqua di Milano, ma nato a Lucca, fondatore del “Circolo Damistico Torinese”, ma residente a Milano; altri membri della CTNP: Ranieri Faraboschi di Livorno, Mario Vittorio Gentili, nato e residente a Roma, Loris Bertini nato e residente ad Empoli (quale rappresentante del Comitato Nazionale Arbitri). La “Commissione Nazionale Arbitri” era af fidata alla guida di Giovanni Bensa, nato ad Imperia, ma residente a Milano; Consiglieri della CNA venivano nominati: Dr. Piero Palazzi di Vicenza, Virgilio Padovan, nato a Chioggia, ma residente a Livorno (quale rappresentante della Commissione Tecnica Nazionale Agonistica), M° Angelo Volpicelli, nato e residente a Roma (quale rappresentante della Commissione Tecnica Nazionale Problemistica).
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